mercoledì 25 marzo 2009

L'uno fra i molti

"Non ho mai cercato di piacere ai più; ciò che infatti loro piace, io non lo conosco, e ciò che invece io so, essi non sono in grado di capirlo": questa sentenza di Epicuro non è da intendersi come una sterile ed aristocratica ripulsa della collettività, bensì come una difesa verso ciò che è collettività di colpe e di oscurità soggettive, non di rispetto per l'uomo, per la sua conoscenza e la sua coscienza. La sentenza allude inoltre alla profondità dolorosa dell'esperienza del pensatore e dell'artista, solitario nell'operare dentro di sé la guarigione dai mali che minacciano l'umanità. Questa solitaria via d'accesso al logos, al vero linguaggio della collettività, può essere scambiata per aristocratico orgoglio solo se si fraintendono l'umiltà, la sofferenza e le conseguenze pedagogiche che essa comporta" (Furio Jesi, Letteratura e mito).

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